Alberto Campagnolo


IMPORTANTE: Obbligo PEC per gli iscritti

È notizia recente di come il Decreto Legge Semplificazione 76/2020 abbia dato ulteriore e definitiva forza al DL 185/2009, rendendo l’obbligo per i professionisti di comunicare ai rispettivi Ordini il proprio indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC) sanzionabile con la sospensione dall’Albo.

Più nello specifico, l’art. 37, comma 1 lettera e) recita: “Il professionista che non comunica il proprio domicilio digitale all’albo o elenco di cui al comma 7 è obbligatoriamente soggetto a diffida ad adempiere, entro trenta giorni, da parte del Collegio o Ordine di appartenenza. In caso di mancata ottemperanza alla diffida, si commina la sanzione della sospensione dal relativo albo o elenco fino alla comunicazione dello stesso domicilio”.

In parole semplici: un professionista inadempiente (ovvero, che non ha comunicato alcun indirizzo PEC alla segreteria dell’Ordine stesso), in caso di controllo da parte delle istituzioni sarà contattato ed avrà tempo trenta giorni per mettersi in regola, pena la sospensione dall’albo fino alla comunicazione di un indirizzo PEC, con tutte le conseguenze del caso.

L’obiettivo, secondo il legislatore, è quello di “favorire l’uso della posta elettronica certificata nei rapporti tra Pubblica Amministrazione, imprese e professionisti”.

Come Consiglio Direttivo, siamo pienamente coscienti che la tempistica di tale provvedimento, nel pieno del periodo estivo, sia per certi versi spiazzante, ma, come Ente di diritto pubblico, l’Ordine è tenuto a seguire le direttive imposte dalla Legge.

In passato l’OPI di Asti (all’epoca ancora Collegio IPASVI) già ha intrapreso l’azione di comprare pacchetti di PEC a prezzo agevolato per poter fornire gratuitamente il servizio gli iscritti, ma la scarsissima adesione (che ha comportato un significativo spreco di risorse economiche) ha spinto il Consiglio Direttivo a non ripetere l’iniziativa negli anni successivi, fino ad arrivare ad oggi.

Allo stato attuale, con l’anno in corso e non avendo avuto modo di prevedere la spesa nel bilancio 2020, l’OPI di Asti non ha la possibilità di fornire questo servizio ai professionisti, che dovranno quindi provvedere autonomamente. Troviamo comunque estremamente ragionevole pensare che già dal 2021, potendo prevedere la spesa, il Consiglio Direttivo che verrà eletto a fine anno potrà considerare di fornire gratuitamente la PEC agli iscritti.

Ringraziando per la correttezza quanti avessero già provveduto in passato a comunicare il proprio indirizzo PEC all’Ordine, si invitano gli inadempienti a comunicare un indirizzo PEC valido entro e non oltre il 30 settembre 2020.


CORSO ECM: “Il nuovo Codice Deontologico dell’Infermiere: i vantaggi della conoscenza nella responsabilità professionale”

OPI Asti è orgoglioso di organizzare un nuovo evento formativo con la collaborazione di OPI La Spezia.
Il Codice Deontologico è uno strumento potente, che contribuisce in modo importante a definire la figura dell’infermiere, ma spesso viene considerato quasi un dettaglio lontano dall’operatività quotidiana.
Il dott. Francesco Falli, vicepresidente di OPI La Spezia, componente del Gruppo Commentario al Codice Deontologico 2019 ed ospite sempre straordinariamente gradito in terra astigiana, ci guiderà tra gli articoli di questo importante documento, ricollegandole ad episodi concreti e frequenti nell’attività professionale.

10,1 crediti ECM, quota di iscrizione 10 euro. Per tutti i dettagli, fare riferimento alla LOCANDINA.


“Non ce n’è coviddi”

Luglio 2020.
A poco più di 100 giorni dall’Incubo, si è prepotentemente instaurato un fenomeno inaspettato: un rumoroso, arrogante, irrispettoso “negazionismo covid”.
Sui social e per le strade si sta riversando una quantità smodata di gente (preoccupantemente alta, e purtroppo spalleggiata da un certo modo di fare politica) che ha l’ardire di ergersi a luminare di medicina dall’alto di un piedistallo fatto di ignoranza, supponenza e arroganza, chiudendo volutamente gli occhi davanti alle preghiere disperate di chi la polmonite da coronavirus l’ha vissuta da vicino e non vuole assistere mai, mai, MAI più a quel tormento, non vuole entrare nuovamente nel girone dell’inferno dei reparti covid fatti di sofferenza, solitudine e paura.
Persone che, quando provi a raccontargli l’entità di quello che hai vissuto, delle tragedie che hai visto consumarsi, hanno l’ardire di rispondere a pappagallo le frasi dei loro perversi paladini, che “le terapie erano sbagliate”, che “curavate la polmonite anziché la trombosi”, che “a fare i danni veri è stata l’intubazione”, che “sta tutto nel distinguere le morti DI covid dalle morti CON covid”. Esperti di clinica, statistica, emergenza sanitaria che, mentre tu gettavi sudore e lacrime, erano al sicuro sul divano di casa, protetti da quel lockdown che con tanta ferocia demonizzano.
E mentre noi infermieri e medici ancora piangiamo le nostre centinaia di morti, ci accusano di essere nel migliore dei casi incompetenti, nel peggiore corrotti e collusi con un sistema che li vuole circuire. Uno stuolo di 400000 anime dannate (“angeli”, “eroi”, dicevano fino a poco fa) i cui studi, competenze, conoscenze, impegno, sacrificio vengono mortificati da quest’esercito di alfieri dell’analfabetismo di ritorno, troppo fornito, rumoroso e ben rappresentato per essere ignorato.
Dormite comunque sogni tranquilli, non ci saranno ritorsioni, siamo professionisti: non ci nutriamo di politica e di popolarità, ma di etica e conoscenza. Se l’incubo busserà alla porta, saremo nuovamente sugli scudi, più preparati e combattivi di prima, pronti a proteggere anche chi attacca noi e il diritto alla salute che quotidianamente guida il nostro operato. Siamo abituati a peggio, noi, che da decenni serviamo indefessi nonostante gli insulti, le aggressioni, le botte, il periodico disprezzo da parte dei media.
Siamo infermieri, ci vuole ben altro per fermarci.

Alberto Campagnolo
Presidente OPI Asti


12 maggio, Giornata Internazionale dell’Infermiere

Quest’anno la ricorrenza, per diverse contingenze, veste gli abiti di vera e propria celebrazione: perché il 2020 è stato profeticamente dichiarato dall’OMS “Anno dell’infermiere”; per tutte le implicazioni legate all’emergenza covid (in primis, i disagi vissuti da chi continua a lavorare in condizioni rischiose e il dramma di chi quel rischio l’ha pagato più o meno dolorosamente); per il bicentenario della nascita di Florence Nightingale, fondatrice della disciplina infermieristica, donna caparbia e dall’indomabile determinazione che tanto ha amato l’Italia.

Diverse sono le celebrazioni che erano state progettate per quest’ultimo motivo, sia a livello locale dall’OPI di Asti che a livello nazionale dalla Federazione. Il coronavirus ci ha portato via anche il piacere di assistervi, ma allo stesso tempo ci ha dato la possibilità di riflettere come non mai sulla natura della professione, sull’importanza che riveste nella società, su come per decenni sia stata data colpevolmente per scontata, sottovalutata, trattata alla stregua di un servizio sì fondamentale, ma banale, ordinario: un qualcosa che paradossalmente, proprio perché deve sempre esserci, non si rivela granché importante.

E invece importanti – fondamentali – lo siano eccome, e l’emergenza sanitaria ci ha permesso di dimostrarlo.
Presenti, costanti, affidabili: gli infermieri si sono mostrati reattivi alle sfide poste. Da anni imprigionati in una nicchia intellettuale che ci considera colpevolmente “professionisti mestieranti”, abbiamo mostrato che siamo pronti ad affrontare la sfida della sanità del futuro, sia dal punto di vista dell’assistenza, che da quello della politica, che da quello della scienza.

Sì, scienza. Perché, nonostante anni di sottovalutazione ci abbiano tristemente suggerito il contrario, l’infermieristica è una disciplina scientifica. Florence Nightingale ha buttato le basi di un’infermieristica basata sull’analisi dei dati, sull’elaborazione di realtà misurabili, sull’applicazione del problem solving e dell’information processing, su una professionalità che non passa per la mera esecuzione tecnica, ma che affronta intellettualmente tutte le sfaccettature dell’approccio alla salute dell’individuo. E proprio la scienza sta dimostrando, in questo periodo, tutta la sua disarmante pragmaticità: come nell’infermieristica, che ad essa afferisce, i risultati non appaiono per magia, non si ottengono informandosi su Google, non si acquisiscono bighellonando su YouTube; serve tempo, impegno, competenza, risorse e tanto, tantissimo rispetto per chi la pratica.

Credo Florence sarebbe orgogliosa di noi. A duecento anni dalla sua nascita, l’infermiere è professionista, ricercatore, politico. Ma, non dimentichiamocelo, anche lavoratore, assieme agli altri attori della sanità.
Infermieri, medici, OSS, professionisti sanitari: l’asse portante che sta arginando un’apocalisse a livello nazionale (talvolta a costo della propria vita: ad oggi più di 10mila contagiati e di 140 morti, una stage nella strage), è sorretto dalle figure sanitarie e socio-assistenziali, che negli anni hanno visto assottigliarsi drasticamente le risorse e il rispetto dedicatigli.

Tutto questo senza retorica di stampo bellico (non è una guerra, non siamo soldati), senza stucchevole magniloquenza da spot pubblicitario. Rifuggo gli epiteti (pur lusinghieri ed apprezzatissimi) di carattere epico: siamo professionisti, non eroi. Parafrasando Pirandello: “è molto più facile essere un eroe che un professionista: eroi si può essere ogni tanto, professionisti sempre”.
Ma se a furor di popolo dobbiamo essere proclamati tali, pretendo che ci venga riconosciuto che “eroi” lo siamo sempre stati: sottopagati, con organici sottodimensionati, spesso in condizioni lavorative deplorevoli, eppure sempre lì; un esercito silenzioso, anche prima di avere i riflettori puntati.
Perché, siamo sinceri: ora siamo i vostri angeli, ma fino a due mesi fa degli infermieri nessuno sapeva nulla.

E allora, vi prego, ricordatevi di noi anche “dopo”. Quando emergenza e quarantena saranno un graffito del passato, quando tg e giornali non porteranno più in processione il nostro eroismo, pensate che della sanità – e dei professionisti che la popolano e che definiscono il suo livello di efficienza – c’è sempre vitale bisogno.

Buona festa, infermieri. Ora sanno chi siamo: tempi migliori, sono sicuro, arriveranno.

Alberto Campagnolo
Presidente OPI Asti


La Casa delle Professioni di Asti dona 20000 euro all’ASL AT per fronteggiare l’emergenza Covid-19

Gli Ordini Professionali astigiani riuniti nella “Casa delle Professioni” di Piazza Goria (Infermieri, Commercialisti, Architetti, Consulenti del lavoro) hanno compiuto un doveroso gesto di solidarietà verso la cittadinanza e gli operatori sanitari, donando 20000 euro all’ASL AT, con l’invito ad utilizzare il contributo economico per l’acquisto di materiale utile a fronteggiare l’emergenza coronavirus (DPI per gli operatori e attrezzatura necessaria per curare ed assistere i pazienti).
L’OPI di Asti, a rappresentanza dell’intera comunità infermieristica astigiana schierata in questa tragica emergenza, ringrazia sentitamente gli altri Ordini professionali coinvolti in questa donazione.